Arrestato boss dei “Carateddi” durante un summit

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Sebastiano Lo Giudice di 33 anni sarebbe stato il boss dei ed è stato arrestato in una stalla del quartiere che, soprattutto negli ultimi tempi, è balzato agli onori o disonori della cronaca nera.
Una importante che punta a minare dal vertice uno dei clan emergenti del panorama catanese.
Nell’operazione non è stato catturato solo Lo Giudice ma sono finiti in manette cinque suoi fiancheggiatori. Erano presenti nella stalla dove probabilmente si stava tenendo un summit. Sono stati accusati di favoreggiamento aggravato e della ricettazione di una pistola calibro 9 con il colpo in canna trovata tra la paglia.
Il fermato era sfuggito all’operazione Revenge che aveva portato alla di diversi membri del clan Cappello.
Soddisfazione anche dal mondo istituzionale con le dichiarazioni del presidente della provincia catanese : «Il succedersi degli di esponenti di spicco della criminalità organizzata – ha dichiarato Castiglione – conferma che lo straordinario impegno delle forze dell’ordine sta producendo una stagione di risultati importanti per l’affermazione della legalità e dell’autorità dello Stato nel territorio. Alle forze dell’ordine e all’autorità giudiziaria il mio ringraziamento e il mio plauso».

Figlia portavoce del boss in carcere

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Carmela Porto, 29 anni, è stata arrestata con l’accusa di essere stata il punto d’unione fra suo padre, il presunto boss Carmelo Porto, e il resto del clan.
L’ è avvenuto all’aeroporto di Catania quando la donna stava rientrando in città dopo una parentesi in Germania. Carmela Porto era già sfuggita alla durante l’operazione “Grease” che lo scorso 12 Gennaio aveva portato alla di numerosi mafiosi.
Secondo l’accusa però il suo ruolo non si limitava soltanto a trasmettere gli ordini del padre ma, grazie alle sue doti manageriali, la Porto era diventata un elemento fondamentale nella riscossione del pizzo. Già su di essa era pendente un ordine di carcerazione per associazione mafiosa, e traffico di stupefacenti.

Altri fermi per contrastare una futura guerra di mafia

Sono 50 i fermi complessivi compiuti dalle forze dell’ordine in merito alle operazioni che in questi giorni vogliono fermare i possibili nuovi disordini mafiosi della città. I fermati appartengono alla famiglia dei . Una famiglia emergente e che, in base agli inquirenti, stava progettando nuovi atti criminosi per testimoniare la propria potenza a tutta la città e soprattutto ai rivali. Una nuova operazione dunque dopo quella dell’8 ottobre che aveva portato all’ di alcuni componenti di spicco del clan dei .
Ecco la lista dei fermati:
I soggetti catturati sono:

ACQUAVITE Vito, cl.78); ARCIDIACONO Antonio, cl. 60; BERTELLI Domenico, cl. 79;
BONACCORSI Antonio, Cl. 68; COLOMBRITA Giovanni, Catania Cl.58; CRISAFULLI Francesco, 61; D’AQUINO Gaetano, 71; D’AQUINO Salvatore, 58; FINOCCHIARO Orazio, 72; FOTI Rosario, cl.75; GIUFFRIDA Andrea, Cl.80; LITRICO Giuseppe, cl.84; LITTERI Rosario, ccl.52; PARDO Orazio, cl.57; PETTINATI Vincenzo, cl.54; RAGONESE Girolamo Gino, cl.78 ; RIZZOTTI Francesco, cl.80; SALVO Giovanni Piero, cl.77; SANGIORGIO Salvatore Massimiliano, cl. 71 ; SCALIA Giuseppe, cl.79; STRANO Mario, cl.65; STURIALE Eugenio Salvatore, cl.60; TEDESCHI Mario, cl.76; TUCCI Santo, cl. 81; VIGLIANISI Roberto Sebastiano, cl.74; VINCIGUERRA Michele, cl. 67; ZUCCARO Agatino, Catania cl.85; ZUCCARO Giovanni, cl.56.

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Uno dei boss del summit collabora

Ignazio Barbagallo era uno dei partecipanti al mafioso che si teneva a Belpasso nei giorni scorsi e che è stato bruscamente interrotto dall’operazione delle forze dell’ordine che ha portato alla cattura di numerosi boss di spicco. Adesso Barbagallo decide di collaborare con la giustizia. Un’inversione di marcia maturata in tempi piuttosto brevi e che potrebbe portare ad interessanti rivelazioni.
La notizia è stata confermata dal suo nuovo avvocato Maria Carmela Barbera che, contattato dallo stesso Barbagallo, ha sostituito il vecchio.
Inoltre cominciano a trapelare particolari sul . Sembrerebbero confermate le prime indiscrezioni che volevano l’inconttro finalizzato a fermare l’espansione dei . All’interno della riunione sono emerse inoltre posizioni discordanti con chi era portato alla reazione violenta e chi voleva invece una trattativa.

Padrone di una concessionaria freddato in auto

Antonio Strano, 41 anni, è stato ucciso mentre stava entrando la sua macchina nel garage dell’abitazione di dove risiedeva. Infatti sono stati esplosi ben 10 colpi di pistola nei confronti del malcapitato in via Cristoforo Colombo.
Proprio le modalità dell’ portano gli inquirenti a sospettare la pista mafiosa probabilmente legata a qualche sgarbo fatto dall’imprenditore nell’ambito dell’attività lavorativa. Resta però da dire che le sono ancora nella fase preliminare e i di Paternò stanno sentendo i familiari e gli amici vicini alla vittima.
L’analisi della scena del delitto inoltre fa sospettare come Strano abbia provato a fuggire dalla macchina dal lato del passeggero ma è stato raggiunto dalla carica dei colpi. Le ferite non hanno permesso alla vittima di sopravvivere giungendo ormai deceduto all’ospedale Santissimo Salvatore di Paternò.

Summit mafioso interrotto a Belpasso

I del reparto operativo della provincia di Catania hanno interrotto un vero e proprio summit fra capi mafiosi che si stava tenendo in una villetta nella zona di Belpasso.
Nel corso dell’operazione delle forze dell’ordine sono stati arrestati diversi mafiosi fra cui Santo La Causa ritenuto capo assoluto della malavita catanese e fra i 30 maggiori ricercati italiani. Inoltre su La Causa pendeva anche una condanna all’ergastolo per omicidio ed associazione mafiosa.
Ma non finisce qui la lista dei “catturati”. Infatti fra di essi figura anche Carmelo Puglisi, considerato uno dei maggiori responsabili degli attentati ai cantieri di Andrea Vecchio, e Venerando Cristaldi probabilmente capo della a Picanello.
Probabilmente, come confermato dal procuratore D’Agata, la riunione serviva a studiare una strategia adeguata per fronteggiare l’avanzata della cosca rivale dei che sta sempre più prendendo piede a Catania.

Ucciso 46enne di fronte a madre e figlia

Un agguato in ai danni di un uomo di 46 anni che guidava la sua bmw con a bordo la moglie e la figlia che non sono state colpite dai sicari. Francesco Palermo, questo il nome della vittima, era un ex affiliato alla cosca dei Cursoti. La dinamica dell’agguato è stata ricostruita dalla moglie della vittima che, ancora sotto choc, ha lasciato la propria deposizione alle forze dell’ordine. Delle si stanno occupando gli uomini della Squadra mobile della questura coordinati da quelli della Dia.

Sequestrati i proventi del traffico della droga

Avevano costruito un “ponte di ” che collegava la sicilia centro-orientale all’Olanda e al Belgio. Le forze dell’ordine nell’ambito dell’operazione “Tulipano 2″ hanno arrestato diversi mafiosi di Catania e Agrigento. Sono stati confiscati mobili e immobili per un valore superiore al milione di euro. Nelle mani dello Stato sono finite infatti diverse auto di lusso. I terreni e le abitazioni invece sono quasi tutte nel territorio agrigentino. Inoltre le hanno permesso di ricostruire il patrimonio e i movimenti finanziari dei gruppi familiari interessati. L’inchiesta sta proseguendo e si sta scavando nei conti degli arrestati.

A Misterbianco nuova cabina elettrica in ex terreno mafioso

Contrada Madonna degli Ammalati, . Una zona dove la richiesta di superava la disponibilità. Un problema che il comune di non poteva affrontare a causa dell’indisponibilità di terreni per far sorgere una nuova cabina elettrica.
Infatti un terreno confiscato alla e sito in via Monti Rossi permetterà all’Enel di costruire la cabina. La decisione è arrivata dopo la riunione della giunta comunale che ha deliberato l’autorizzazione verso l’ente dell’.

Confiscati beni di provenienza mafiosa ad un imprenditore

Aveva per un totale di 14 milioni di euro e sono stati sequestrati dalla . Gaetano Buscema infatti nel corso di alcune indagini è stato ritenuto un del clan che opera a Catania.
Sono state sequestrate: alcune società ( cemento, costruzioni edili, agricola, allevamento cavalli) e 92 immobili di vario tipo. Finiti nelle mani della anche diversi mezzi di trasporto che Buscema, originario di Ragusa ma residente a Tremestieri, usava.
A far scattare le indagini alcune deposizioni di collaboratori di giustizia che lo indicavano come dei . Un’attenta anlaisi del patrimonio e dell’entità dei redditi ha fatto scattare il dubbio agli inquirenti che hanno accertato le irregolarità di . I confiscati verranno riutilizzati dallo Stato per attività sociali o di contrasto alla criminalità organizzata.