Estradato in Italia boss dei Cappello

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Lo avevano catturato a Bucarest il 15 marzo scorso grazie a delle indagini che avevano visto la collaborazione della polizia rumena e di quella di Acireale. Adesso Giuseppe Scuderi, 44 anni e affiliato al clan Cappello, torna in Italia dopo la cattura.
Era latitante dal 2000 quando gli era stato confermato un ergastolo per un omicidio commesso nel 1989. Per la cattura dei carabinieri italiani sono andati in Romania per permettere alle forze dell’ordine locali di individuare con certezza il fermato e completare l’arresto.
Adesso Scuderi si trova nel carcere romano di Rebibbia in attesa che venga deciso in quale carcere debba scontare l’ergastolo.
Una curiosità: la cattura è avvenuta in un casinò della capitale rumena. Infatti invece che nascondersi il fermato si trovava nel popolare casinò a festeggiare il compleanno della moglie.

Domani torna Report su Catania

MilenaGabanelli

Sembra che vi saranno rivelazioni eclatanti domani nella puntata di Report. Una puntata che si occuperà di Catania e affronterà nello specifico come vengono utilizzati i fondi Fas.
A confezionare questo lavoro i due giornalisti Antonio Condorelli e Sigfrido Ranucci. Attenzione dunque a quanto uscirà da quest’episodio della controversa storia “Report-Catania” che poco tempo fa ha segnato un decisivo e storico appuntamento con quei “Vicerè” che hanno mostrato il volto pessimo della nostra città.
Report andrà in onda su rai 3 alle 21.30

Arrestato boss dei “Carateddi” durante un summit

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Sebastiano Lo Giudice di 33 anni sarebbe stato il boss dei Carateddi ed è stato arrestato in una stalla del quartiere san Cristoforo che, soprattutto negli ultimi tempi, è balzato agli onori o disonori della cronaca nera.
Una cattura importante che punta a minare dal vertice uno dei clan emergenti del panorama catanese.
Nell’operazione non è stato catturato solo Lo Giudice ma sono finiti in manette cinque suoi fiancheggiatori. Erano presenti nella stalla dove probabilmente si stava tenendo un summit. Sono stati accusati di favoreggiamento aggravato e della ricettazione di una pistola calibro 9 con il colpo in canna trovata tra la paglia.
Il fermato era sfuggito all’operazione Revenge che aveva portato alla cattura di diversi membri del clan Cappello.
Soddisfazione anche dal mondo istituzionale con le dichiarazioni del presidente della provincia catanese Giuseppe Castiglione: «Il succedersi degli arresti di esponenti di spicco della criminalità organizzata – ha dichiarato Castiglione – conferma che lo straordinario impegno delle forze dell’ordine sta producendo una stagione di risultati importanti per l’affermazione della legalità e dell’autorità dello Stato nel territorio. Alle forze dell’ordine e all’autorità giudiziaria il mio ringraziamento e il mio plauso».

Figlia portavoce del boss in carcere

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Carmela Porto, 29 anni, è stata arrestata con l’accusa di essere stata il punto d’unione fra suo padre, il presunto boss Carmelo Porto, e il resto del clan.
L’arresto è avvenuto all’aeroporto di Catania quando la donna stava rientrando in città dopo una parentesi in Germania. Carmela Porto era già sfuggita alla cattura durante l’operazione “Grease” che lo scorso 12 Gennaio aveva portato alla cattura di numerosi mafiosi.
Secondo l’accusa però il suo ruolo non si limitava soltanto a trasmettere gli ordini del padre ma, grazie alle sue doti manageriali, la Porto era diventata un elemento fondamentale nella riscossione del pizzo. Già su di essa era pendente un ordine di carcerazione per associazione mafiosa, estorsione e traffico di stupefacenti.

Altri fermi per contrastare una futura guerra di mafia

Sono 50 i fermi complessivi compiuti dalle forze dell’ordine in merito alle operazioni che in questi giorni vogliono fermare i possibili nuovi disordini mafiosi della città. I fermati appartengono alla famiglia Cappello dei Cursoti. Una famiglia emergente e che, in base agli inquirenti, stava progettando nuovi atti criminosi per testimoniare la propria potenza a tutta la città e soprattutto ai rivali. Una nuova operazione dunque dopo quella dell’8 ottobre che aveva portato all’arresto di alcuni componenti di spicco del clan dei Santapaola.
Ecco la lista dei fermati:
I soggetti catturati sono:

ACQUAVITE Vito, cl.78); ARCIDIACONO Antonio, cl. 60; BERTELLI Domenico, cl. 79;
BONACCORSI Antonio, Cl. 68; COLOMBRITA Giovanni, Catania Cl.58; CRISAFULLI Francesco, 61; D’AQUINO Gaetano, 71; D’AQUINO Salvatore, 58; FINOCCHIARO Orazio, 72; FOTI Rosario, cl.75; GIUFFRIDA Andrea, Cl.80; LITRICO Giuseppe, cl.84; LITTERI Rosario, ccl.52; PARDO Orazio, cl.57; PETTINATI Vincenzo, cl.54; RAGONESE Girolamo Gino, cl.78 ; RIZZOTTI Francesco, cl.80; SALVO Giovanni Piero, cl.77; SANGIORGIO Salvatore Massimiliano, cl. 71 ; SCALIA Giuseppe, cl.79; STRANO Mario, cl.65; STURIALE Eugenio Salvatore, cl.60; TEDESCHI Mario, cl.76; TUCCI Santo, cl. 81; VIGLIANISI Roberto Sebastiano, cl.74; VINCIGUERRA Michele, cl. 67; ZUCCARO Agatino, Catania cl.85; ZUCCARO Giovanni, cl.56.

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Uno dei boss del summit collabora

Ignazio Barbagallo era uno dei partecipanti al summit mafioso che si teneva a Belpasso nei giorni scorsi e che è stato bruscamente interrotto dall’operazione delle forze dell’ordine che ha portato alla cattura di numerosi boss di spicco. Adesso Barbagallo decide di collaborare con la giustizia. Un’inversione di marcia maturata in tempi piuttosto brevi e che potrebbe portare ad interessanti rivelazioni.
La notizia è stata confermata dal suo nuovo avvocato Maria Carmela Barbera che, contattato dallo stesso Barbagallo, ha sostituito il vecchio.
Inoltre cominciano a trapelare particolari sul summit. Sembrerebbero confermate le prime indiscrezioni che volevano l’inconttro finalizzato a fermare l’espansione dei Cursoti. All’interno della riunione sono emerse inoltre posizioni discordanti con chi era portato alla reazione violenta e chi voleva invece una trattativa.

Padrone di una concessionaria freddato in auto

Antonio Strano, 41 anni, è stato ucciso mentre stava entrando la sua macchina nel garage dell’abitazione di Biancavilla dove risiedeva. Infatti sono stati esplosi ben 10 colpi di pistola nei confronti del malcapitato in via Cristoforo Colombo.
Proprio le modalità dell’omicidio portano gli inquirenti a sospettare la pista mafiosa probabilmente legata a qualche sgarbo fatto dall’imprenditore nell’ambito dell’attività lavorativa. Resta però da dire che le indagini sono ancora nella fase preliminare e i carabinieri di Paternò stanno sentendo i familiari e gli amici vicini alla vittima.
L’analisi della scena del delitto inoltre fa sospettare come Strano abbia provato a fuggire dalla macchina dal lato del passeggero ma è stato raggiunto dalla carica dei colpi. Le ferite non hanno permesso alla vittima di sopravvivere giungendo ormai deceduto all’ospedale Santissimo Salvatore di Paternò.

Summit mafioso interrotto a Belpasso

I carabinieri del reparto operativo della provincia di Catania hanno interrotto un vero e proprio summit fra capi mafiosi che si stava tenendo in una villetta nella zona di Belpasso.
Nel corso dell’operazione delle forze dell’ordine sono stati arrestati diversi mafiosi fra cui Santo La Causa ritenuto capo assoluto della malavita catanese e fra i 30 maggiori ricercati italiani. Inoltre su La Causa pendeva anche una condanna all’ergastolo per omicidio ed associazione mafiosa.
Ma non finisce qui la lista dei “catturati”. Infatti fra di essi figura anche Carmelo Puglisi, considerato uno dei maggiori responsabili degli attentati ai cantieri di Andrea Vecchio, e Venerando Cristaldi probabilmente capo della mafia a Picanello.
Probabilmente, come confermato dal procuratore D’Agata, la riunione serviva a studiare una strategia adeguata per fronteggiare l’avanzata della cosca rivale dei Cappello che sta sempre più prendendo piede a Catania.

Ucciso 46enne di fronte a madre e figlia

Un agguato in via Caronda ai danni di un uomo di 46 anni che guidava la sua bmw con a bordo la moglie e la figlia che non sono state colpite dai sicari. Francesco Palermo, questo il nome della vittima, era un ex affiliato alla cosca dei Cursoti. La dinamica dell’agguato è stata ricostruita dalla moglie della vittima che, ancora sotto choc, ha lasciato la propria deposizione alle forze dell’ordine. Delle indagini si stanno occupando gli uomini della Squadra mobile della questura coordinati da quelli della Dia.

Sequestrati i proventi del traffico della droga

Avevano costruito un “ponte di droga” che collegava la sicilia centro-orientale all’Olanda e al Belgio. Le forze dell’ordine nell’ambito dell’operazione “Tulipano 2″ hanno arrestato diversi mafiosi di Catania e Agrigento. Sono stati confiscati beni mobili e immobili per un valore superiore al milione di euro. Nelle mani dello Stato sono finite infatti diverse auto di lusso. I terreni e le abitazioni invece sono quasi tutte nel territorio agrigentino. Inoltre le indagini hanno permesso di ricostruire il patrimonio e i movimenti finanziari dei gruppi familiari interessati. L’inchiesta sta proseguendo e si sta scavando nei conti degli arrestati.