Operazione contro la pedofilia on line

Sono state coinvolte quasi tutte le regioni italiane nella maxioperazione “Smasher” che punta a colpire la pedo-pornografia in internet. Al momento i numeri sono ingenti e in costante aumento. Quattordici persone arrestate, 253 indagate e 300 perquisizioni.

Le perquisizioni e gli arresti hanno portato al sequestro di video violenti inerenti la pornografia infantile e scaricati da un sito internet con il server in Germania.

Le indagini sono state compiute dal compartimento della Sicilia orientale della polizia postale, coordinate dal procuratore aggiunto di Catania Marisa Scavo e dal sostituto Antonella Barrera.
Inoltre nella loro realizzazione hanno collaborato anche le sedi della polizia postale di Roma e quelle tedesche.

Clan rivali uniti nella gestione di bar e spiagge catanesi

Si incontravano per decidere come riciclare i proventi delle attività illecite. Sotterravano l’ascia di guerra per poter ottenre il maggiore profitto negli affari. Questo quello che avveniva duranti gli incontri fra le “famiglie” Laudani e Santapaola, alleate fra di loro, e la cosca Mazzei.

Gli incontri, che in base alle indagini avvenivano segretamente in una totoricevitoria, avevano portato ad accordi per ottenere la gestione annuale del bar dello stadio Massimino sia durante gli incontri del Catania sia durante i concerti ospitati dall’impianto. Ma non solo lo stadio era interessato da queste attività. Sarebbero stati gestiti dall’ attività mafiosa anche i bar e i parcheggi delle spiagge libere catanesi.

L’indagine è stata coordinata dal procuratore capo Vincenzo D’Agata e dal sostituto della Dda etnea Giovannella Scaminaci ed ha portato all’ordinanza di custodia cautelare per 13 presunti affilliati alle cosche mafiose e 3 imprenditori legati ai clan. I reati ipotizzati a vario titolo sono quelli di associazione mafiosa, traffico di droga, estorsione, detenzione di armi da guerra e impiego di denaro di provenienza illecita.

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Indagini sugli appalti, sospesi 4 primari

Il Gip ( Giudice per le indagini preliminari) della Procura di Catania ha sospeso 4 primari di 3 ospedali della provincia etnea nell’ambito delle indagini legate all’aggiudicazione degli appalti per l’acquisto di apparecchiature mediche e sanitarie che hanno coinvolto anche l’imprenditore Franco Proto.

I medici oggetto del provvedimento giudiziario sono:Elio Barnabà e Salvatore Giglia, primari di Caridologia e Rianimazione dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta; Vincenzo Bulla, primario di Cardiologia dell’ospedale di Modica; Antonio Nicosia, responsabile del reparto di Emodinamica del Maria Paternò Arezzo di Ragusa.

Come detto prima il fulcro dell’inchiesta c’è la figura di Franco Proto, ex presidente dell’Atletico Catania e famoso imprenditore etneo, che avrebbe turbato numerose aste a favore di società che gestisce.

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Autopsia per i quattro neonati morti a Catania

Negli scorsi giorni sono morti 4 neonati nel “blocco parti” del reparto di ostetricia del Policlinico di Catania. Un fatto che ha fortemente scosso la popolazione e ha portato la magistratura a compiere ulteriori accertamenti.

La Procura di Catania ha disposto l’autopsia sui quattro neonati iscrivendo anche nel registro degli indagati i medici del reparto. Va sottolineata la precisazione della magistratura che considera l’iscrizione un atto dovuto e che allo stato non sono emersi collegamenti tra i quattro decessi”.

Collegamento che non vede nemmeno il direttore sanitario del Policlinico Paolo Adorno. Infatti per il responsabile non vi sono collegamenti fra i quattro decessi ma si tratta solo di un’ insolita coincidenza statistica.