Figlia portavoce del boss in carcere

manette

Carmela Porto, 29 anni, è stata arrestata con l’accusa di essere stata il punto d’unione fra suo padre, il presunto boss Carmelo Porto, e il resto del clan.
L’arresto è avvenuto all’aeroporto di Catania quando la donna stava rientrando in città dopo una parentesi in Germania. Carmela Porto era già sfuggita alla cattura durante l’operazione “Grease” che lo scorso 12 Gennaio aveva portato alla cattura di numerosi mafiosi.
Secondo l’accusa però il suo ruolo non si limitava soltanto a trasmettere gli ordini del padre ma, grazie alle sue doti manageriali, la Porto era diventata un elemento fondamentale nella riscossione del pizzo. Già su di essa era pendente un ordine di carcerazione per associazione mafiosa, estorsione e traffico di stupefacenti.

Estorceva con la promessa di un posto di lavoro

Chiedeva danaro per far ottenere un posto di lavoro nel lavoro a terra di diverse compagnie aeree che operano nell’aeroporto di Catania. Le compagnia aeree, è giusto dirlo fin da principio, sono estranee all’accaduto. L’arresto è stato compiuto dai militari della guarda di finanza che hanno colto l’estorsore in flagranza di reato.
Le modalità dell’estorsione erano le seguenti: l’arrestato millantava collegamenti e rapporti con imprenditori, rapporti che potevano facilmente far ottenere un posto di lavoro ad amici particolari. “Amici” che dovevano versare somme di danaro per poterlo ottenere. Queste richieste sono state fatte anche ad un padre desideroso di trovare impiego per la propria figlia. Ma, quando alle somme non corrispondeva il posto di lavoro, si è deciso a denunciare l’estorsore che è stato catturato dalle forze dell’ordine.

Ruba e poi ricontatta per estorcere, arrestato

Michele Occhino, acese di 47 anni, pluripregiudicato per reati contro il patrimonio, ex sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno è stato arrestato dai carabinieri di Aci Sant’Antonio con il reato di estorsione continuata ai danni di un cittadino. Infatti dopo aver rubato a casa del malcapitato era tornato a contattarlo per avere una somma ingente in cambio di alcuni beni. Nello specifico erano stati rubati diversi oggetti hi-tech come tv lcd e lettori dvd. Ma il vero oggetto del desiderio era rappresentato da 2 sassofoni restaurati del valore di 13.000 euro ciascuno. Pezzi da collezionisti che il ladro ha dunque ritenuto utile restituire in cambio di una congrua somma. Questo è stato il passo falso che ha permesso di arrestare il ladro e riportare la refurtiva al legittimo proprietario.