Figlia portavoce del boss in carcere

manette

Carmela Porto, 29 anni, è stata arrestata con l’accusa di essere stata il punto d’unione fra suo padre, il presunto boss Carmelo Porto, e il resto del clan.
L’ è avvenuto all’aeroporto di Catania quando la donna stava rientrando in città dopo una parentesi in Germania. Carmela Porto era già sfuggita alla cattura durante l’operazione “Grease” che lo scorso 12 Gennaio aveva portato alla cattura di numerosi mafiosi.
Secondo l’accusa però il suo ruolo non si limitava soltanto a trasmettere gli ordini del padre ma, grazie alle sue doti manageriali, la Porto era diventata un elemento fondamentale nella riscossione del pizzo. Già su di essa era pendente un ordine di carcerazione per associazione mafiosa, e traffico di stupefacenti.

Oggi bonifica dalle siringhe abbandonate dai tossicodipendenti

siringhe

Come avvenuto nel settembre scorso i ragazzi di provvederanno alla della zona di vicino . L’intervento era già stato effettuato e aveva portato alla luce circa 80 siringhe. Gli interventi si inseriscono nel quadro della campagna portata avanti dai ragazzi intitolata “Dico no alla dico si alla vita”. Questa campagna inoltre non agisce soltanto con questi interventi ma anche con una serie di iniziative volte a sensibilizzare soprattutto i giovani sull’inutilità della e i suoi effetti dannosi. I ragazzi sono impegnati anche nel denunciare la vera e propria creazione di alcuni ghetti cittadini che esaltano la disparità sociale e l’emergere di forme allarmanti come appunto la . La avverrà oggi dalle ore 8,30 circa in poi.

Pogliese: “Demolite il Palazzo di cemento”

POGLIESE SALVO

Il problema della e della malavita a è sempre un argomento principe con proposte a volte serie e a volte ridicole. Uno dei simboli della tragedia che ogni giorno si vive a Librino è rappresentato dal di viale Moncada 3. Un palazzo che, come spesso sottolineato dalle forze dell’ordine, nasconde al suo interno crimimali e veri e propri arsenali di armi e .Al suo interno inoltre vivono 32 famiglie che, come in altre situazioni dello stesso quartiere, hanno occupato le case abusivamente e vivono in condizioni igenico-sanitarie precarie.
Questa volta è intervenuto Salvo Pogliese (Pdl) che all’Ars ha chiesto lo sgombero immediato e il successivo abbattimento dell’immobile che è di proprietà dell’Iacp e rappresenta una vera e propria roccaforte dei malavitosi del quartiere. Durante il suo intervento Pogliese ha inoltre sottolineato come sia necessario non ritardare quest’intervento che servirà inoltre da segnale forte nei confronti della e del quartiere.

Carabinieri sequestrano 11kg di marijuana

I carabinieri di hanno compiuto un’ operazione contro la che ha portato al complessivo di 11kg di marijuana. L’operazione è stata compiuta nel rione di e nella città di . Nell’operazione è stato arrestato Raffaele Nolfo, di 37 anni, mentre il complice è scappato a bordo di una Nissan Micran tentando di investire i carabinieri che gli imponevano l’alt.
Nel corso dei vari controlli è stato ritrovato un revolver con i numeri di matricola cancellati e su cui i reparti scientifici e balistici stanno effettuando gli adeguati controlli.
Il fermato è stato condotto nel carcere di piazza Lanza.

Sequestrati i proventi del traffico della droga

Avevano costruito un “ponte di ” che collegava la sicilia centro-orientale all’Olanda e al Belgio. Le forze dell’ordine nell’ambito dell’operazione “Tulipano 2″ hanno arrestato diversi mafiosi di e Agrigento. Sono stati confiscati mobili e immobili per un valore superiore al milione di euro. Nelle mani dello Stato sono finite infatti diverse di lusso. I terreni e le abitazioni invece sono quasi tutte nel territorio agrigentino. Inoltre le hanno permesso di ricostruire il patrimonio e i movimenti finanziari dei gruppi familiari interessati. L’inchiesta sta proseguendo e si sta scavando nei conti degli arrestati.

Clan rivali uniti nella gestione di bar e spiagge catanesi

Si incontravano per decidere come riciclare i proventi delle attività illecite. Sotterravano l’ascia di guerra per poter ottenre il maggiore profitto negli affari. Questo quello che avveniva duranti gli incontri fra le “famiglie” Laudani e Santapaola, alleate fra di loro, e la cosca Mazzei.

Gli incontri, che in base alle avvenivano segretamente in una totoricevitoria, avevano portato ad accordi per ottenere la gestione annuale del bar dello Massimino sia durante gli incontri del sia durante i concerti ospitati dall’impianto. Ma non solo lo era interessato da queste attività. Sarebbero stati gestiti dall’ attività mafiosa anche i bar e i parcheggi delle libere catanesi.

L’indagine è stata coordinata dal procuratore capo Vincenzo D’Agata e dal sostituto della Dda etnea Giovannella Scaminaci ed ha portato all’ordinanza di custodia cautelare per 13 presunti affilliati alle cosche mafiose e 3 imprenditori legati ai clan. I reati ipotizzati a vario titolo sono quelli di associazione mafiosa, traffico di , , detenzione di armi da guerra e impiego di denaro di provenienza illecita.

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